Nonostante una cavalcata leggendaria che lo ha visto trionfare nei primi quattro Masters 1000 della stagione — impresa mai riuscita a nessuno nella storia del tennis — il dibattito sulla programmazione di Jannik Sinner non si placa. Molti appassionati si sono chiesti se la partecipazione al Mutua Madrid Open, poi vinto dall’azzurro, non fosse un rischio eccessivo in vista di Roma e Parigi. A fare chiarezza ci ha pensato Simone Vagnozzi, che ai microfoni di Sky Sport ha spiegato la ratio dietro le scelte del team.
Il fattore fiducia: “26 giorni di stop erano troppi” La decisione di volare in Spagna non è stata presa alla leggera. “Dopo Monte-Carlo avevamo dei dubbi”, ha ammesso Vagnozzi, “ma abbiamo pensato che fermarsi con questo livello di fiducia sarebbe stato peggio. Sarebbero passati 26 giorni tra Monaco e Roma, troppi per restare in ritmo partita”. Il coach ha poi sottolineato l’importanza del feedback dell’atleta: “Facciamo un calendario di massima, ma sono le condizioni fisiche e mentali di Jannik a guidarci nelle decisioni finali”.
Il recupero e il “segreto” del calcetto Vagnozzi ha individuato nel match contro il giovane talento Rafael Jodar il punto di svolta del torneo madrileno: “Jannik era arrivato un po’ stanco, ma ha recuperato strada facendo. Quella contro Jodar è stata la sua prestazione migliore”. Interessante anche il retroscena sulla preparazione verso gli Internazionali d’Italia: tra Madrid e Roma, Sinner si è concesso tre giorni di riposo totale, ma senza mai stare fermo: “Ha giocato a golf e abbiamo fatto una partita di calcetto. È fondamentale che il corpo continui a muoversi”.
Verso Popyrin: allenamenti mirati In vista dell’esordio al Foro Italico contro l’australiano Alexei Popyrin, il team ha optato per sessioni di allenamento specifiche. Per abituarsi alla potenza del servizio e dei colpi da fondo dell’avversario, Sinner si è allenato con Francesco Maestrelli, mentre per il warm-up pre-gara la scelta è caduta sulla continuità di Alessandro Ingarao.
Interpretazione tecnica: La gestione della “iper-competitività” Dal punto di vista della metodologia dell’allenamento, la scelta di Vagnozzi e Cahill risponde alla necessità di gestire il cosiddetto “picco di forma”. Nel tennis moderno, il rischio di un de-training (perdita di adattamenti fisiologici e tecnici) è altissimo se lo stop supera le due settimane. Partecipare a Madrid, nonostante l’altura e le condizioni diverse da Roma, ha permesso a Sinner di mantenere attivo il sistema neuromuscolare e la gestione della pressione sotto stress agonistico. I 26 giorni di pausa temuti da Vagnozzi avrebbero potuto “raffreddare” i riflessi in risposta, che oggi sono il vero marchio di fabbrica del dominio di Jannik.
