Il mondo del tennis trattiene il fiato per quanto sta accadendo negli Emirati Arabi. Oltre 40 persone legate al circuito ATP, tra cui stelle del calibro di Daniil Medvedev, Andrey Rublev e il finalista di Dubai Tallon Griekspoor, sono attualmente bloccate a Dubai a causa dell’improvvisa escalation del conflitto in Medio Oriente e della conseguente chiusura totale dello spazio aereo. Una situazione senza precedenti che sta trasformando il post-torneo in un vero e proprio thriller geopolitico.
Giocatori nel “bunker” e voli cancellati
Dopo la conclusione del torneo (vinto da Medvedev per il secondo anno consecutivo), la situazione è precipitata. I missili hanno solcato i cieli della regione, costringendo le autorità a sigillare gli aeroporti. I tennisti, insieme ai loro staff e ad alcuni arbitri, si trovano ora rifugiati nei loro hotel, che sono stati parzialmente trasformati in bunker.
Le testimonianze che trapelano parlano di letti allestiti nei piani interrati e piani di sicurezza rigidissimi. Daniil Medvedev ha rassicurato i fan tramite i canali russi: “La situazione è insolita, lo spazio aereo è chiuso e non sappiamo quando potremo volare. Aspettiamo aggiornamenti di ora in ora”.
Il rifiuto del trasferimento via terra
L’ATP ha cercato di correre ai ripari proponendo soluzioni alternative per permettere ai giocatori di raggiungere gli Stati Uniti in tempo per il Masters 1000 di Indian Wells (al via il 4 marzo). Le proposte includevano:
- Un trasferimento in auto di 6 ore verso l’Oman (ma l’aeroporto di Mascate risulta a sua volta inaccessibile).
- Un viaggio di 10 ore nel deserto fino a Riyadh, in Arabia Saudita.
Tuttavia, i giocatori e i loro team hanno rifiutato queste opzioni, ritenendo i rischi del viaggio via terra troppo elevati data l’instabilità della zona. La priorità assoluta resta la sicurezza, anche a costo di sacrificare il prossimo torneo.

