Ci sono carriere che si misurano in trofei e altre che si misurano in resilienza. Quella di Stan Wawrinka appartiene a entrambe le categorie. A 39 anni, lo svizzero affronta il suo “Last Dance” nel circuito professionistico con una missione chiara: non un tour di soli saluti, ma un’ultima stagione di pura competizione.
“Non gioco solo per prendere congedo,” ha dichiarato “Stanimal” ai microfoni di Tennis Channel. Lo svizzero punta a chiudere la carriera tra i primi 100 del mondo, onorando quel tennis fatto di potenza e pazienza che lo ha portato a vincere tre titoli del Grande Slam.
La filosofia del lavoro invisibile
A differenza dei fenomeni precoci come Alcaraz o Sinner, Wawrinka è stato un “diesel”. La sua ascesa verso l’élite è stata graduale, costruita su una mentalità che privilegia il miglioramento tecnico rispetto al risultato immediato.
“Tutta la fiducia proviene dal lavoro quotidiano. Quando ero giovane, ho sacrificato tornei per migliorare i miei colpi. L’obiettivo era raggiungere il mio massimo potenziale, non la gloria istantanea.”
Il mito del rovescio a una mano: da Stan a Musetti
In un tennis sempre più dominato dal fisico e dai colpi bimani, il rovescio di Wawrinka rimane un’opera d’arte balistica. Nonostante le evoluzioni dei materiali e delle palline, che rendono il gioco più frenetico e meno incline alla varietà, lo svizzero è convinto che l’estetica e l’efficacia del rovescio a una mano sopravvivranno.
Focus Tecnico: La meccanica della potenza di Wawrinka
L’analisi del rovescio di Stan svela perché sia stato l’unico colpo capace di sfondare le difese dei Big Three:
- L’ampiezza dello swing: A differenza dei rovesci moderni più contratti, Wawrinka utilizza un’apertura ampia che gli permette di generare una spinta orizzontale devastante. Questo richiede un timing perfetto e una forza straordinaria nella catena cinetica che parte dalle gambe.
- Adattamento alle palline moderne: Stan ha sottolineato come il cambio delle palline abbia influenzato il gioco. Le palline attuali tendono a “sgonfiarsi” più velocemente, richiedendo più spinta fisica. Il rovescio a una mano, se non colpito con il peso del corpo in avanti, rischia di subire la pesantezza dei colpi avversari.
- L’erede designato: Wawrinka ha indicato in Lorenzo Musetti uno dei portabandiera di questo stile. Sebbene con caratteristiche diverse (più varietà e tocco per l’azzurro, più potenza bruta per lo svizzero), il rovescio a una mano resta uno strumento tattico capace di creare angoli impossibili per chi gioca a due mani.
Un ponte tra generazioni
Wawrinka chiuderà la sua carriera toccando diverse epoche: cresciuto ammirando Pete Sampras, oggi osserva con curiosità l’ascesa di Carlos Alcaraz. Il suo calendario d’addio toccherà piazze storiche come Barcellona, Roma e Ginevra, con l’obiettivo finale fissato al Roland Garros, il luogo dove nel 2015 dipinse il suo capolavoro contro Novak Djokovic.
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Domanda per la community: Secondo voi, dopo l’addio di Wawrinka, chi sarà il vero erede del rovescio a una mano più potente del circuito? Musetti, Tsitsipas o qualche nuovo talento emergente? Scrivetelo nei commenti!
