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Il calvario di Elina Avanesyan: "La mononucleosi mi ha tolto tutto, anche la forza di camminare"

Il tennis sa essere brutale, ma a volte la sfida più dura non avviene sul rettangolo di gioco. Elina Avanesyan, l’armena che nel 2024 era riuscita a scalare la classifica fino alla top 40 mondiale, sta vivendo un vero e proprio “anno zero”. Dopo essere scivolata oltre la 400ª posizione a causa di una forma severa di mononucleosi, la 23 è tornata a far parlare di sé al WTA 125 di Madrid, dove ha raggiunto i quarti di finale partendo dalle qualificazioni.

“Dopo Miami 2025 ho capito che qualcosa non andava,” ha raccontato Elina in un’intervista esclusiva a Punto de Break. “Allenarsi era diventato impossibile: mi sembrava un’impresa insormontabile fare anche solo due passi. Mi sentivo esausta subito”.

La trappola della mononucleosi: un nemico invisibile

La mononucleosi è una delle patologie più temute dagli atleti professionisti (si ricordino i casi di Soderling o Ancic). Il problema principale risiede nella gestione dei carichi di lavoro e nell’assenza di scadenze certe per il recupero.

Focus Tecnico: Come la malattia impatta la performance

  1. Sindrome da stanchezza cronica: La mononucleosi attacca il sistema immunitario e i livelli di energia. Per una giocatrice di contropiede come la Avanesyan, che basa il suo tennis sulla solidità e sulla resistenza fisica, perdere la capacità di recupero tra uno scambio e l’altro significa non poter competere.
  2. L’errore del rientro affrettato: Elina ha confessato di non essersi fermata totalmente subito dopo la diagnosi. “Non sapevo quanto sarebbe durata. Ho continuato ad allenarmi e questo ha reso il recupero molto più lungo”. Nel tennis moderno, dove l’intensità è altissima, giocare con la mononucleosi può trasformare un problema di pochi mesi in un calvario annuale.
  3. Impatto sul ranking e sulla mente: Passare dalla posizione numero 40 alla 400 genera una pressione psicologica enorme. “Accettare di non essere pronti per tornare è la parte più difficile. Ora vivo nel presente: non importa se ci vorranno sei mesi o due anni per tornare dove ero, la motivazione è quotidiana”.

La “cura spagnola” e la nuova bandiera

Avanesyan ha trovato la sua dimensione tennistica in Spagna, tra Alicante e Valencia. Un ambiente che le ha permesso di trasformare il suo carattere schivo in un’attitudine più passionale e comunicativa in campo.

Ma la svolta identitaria è arrivata con il passaggio alla bandiera dell’Armenia, il paese d’origine dei suoi genitori. “È un onore immenso. Voglio essere un esempio per i bambini armeni, ispirarli a scegliere il tennis,” ha spiegato Elina, ignorando le critiche che spesso accompagnano i cambi di nazionalità: “L’importante è che la mia famiglia e i miei amici siano felici”.

La piaga degli hater: “A Madrid è dovuta intervenire la polizia”

L’intervista ha toccato anche il tema degli insulti sui social media, un problema che Elina conosce bene. “Quando perdi 7-6 al terzo con match point a favore, immagina cosa trovi sul telefono. Bisogna essere forti per non cadere in depressione”.

Avanesyan ha accolto con favore la notizia dell’intervento della polizia a Madrid per allontanare alcuni scommettitori/hater dagli spalti: “C’è molto lavoro da fare, la gente dovrebbe mostrare più rispetto per il nostro lavoro”.


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Domanda per la community: La mononucleosi ha interrotto carriere brillanti in passato. Credete che la Avanesyan, con il suo stile di gioco così dispendioso, riuscirà a tornare stabilmente tra le prime 40 del mondo? 

Redazione
Author: Redazione

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