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Fognini punge il circuito: "Oggi più facile arrivare in fondo agli Slam. Nel mio tennis c'erano i giganti"

Non lo vediamo più stabilmente nei tabelloni principali dei grandi tornei, ma Fabio Fognini non ha mai smesso di respirare tennis. Il “genio di Sanremo”, come lo chiamano affettuosamente i tifosi, è tornato a far parlare di sé non solo per le magie in campo nel recente Challenger di Tenerife, ma per una riflessione lucida e tagliente sullo stato attuale del circuito ATP. In un’intervista esclusiva ai microfoni di MEF Tennis Events, l’ex numero 9 del mondo ha analizzato il dualismo Sinner-Alcaraz e la competitività del tennis moderno rispetto all’era dei “Big Four”.

Il confronto generazionale: “Oggi i tabelloni sono più aperti”

La dichiarazione che sta facendo discutere riguarda il livello medio del circuito. Fognini, che ha vissuto l’epoca d’oro di Federer, Nadal e Djokovic, non ha dubbi:

“A livello personale non potevo dare di più, sono sempre stato consapevole di essere un buon top 10, ma mi è capitato di giocare contro gente molto forte. Raggiungere una semifinale Slam era possibile, ma dovevi scontrarti con giganti come Murray, Wawrinka, Ferrer, Berdych o Raonic. Oggi i tempi sono cambiati: hai più possibilità di ottenere grandi risultati nei Major.”

Focus Tecnico: La fine dei “Specialisti” e l’uniformità delle superfici

Perché Fabio parla di “maggiori possibilità”? Dal punto di vista regolamentare e tecnico, il tennis degli ultimi anni ha subito una standardizzazione delle superfici (rallentamento dell’erba e velocizzazione della terra) che ha eliminato i cosiddetti “specialisti”. Se nel periodo di Fognini ogni turno di un Grand Slam era una battaglia contro giocatori dominanti su una specifica superficie, oggi il gioco è più omogeneo, permettendo a giovani talenti di scalare il ranking più rapidamente.


Il futuro dell’Italia: Sinner, Alcaraz e la scommessa Musetti

Fognini ha avuto la “sfortuna” di incrociare la racchetta sia con Jannik Sinner che con Carlos Alcaraz, definendoli lavoratori nati e predestinati. Ma il suo occhio clinico si è soffermato anche su Lorenzo Musetti e il recente cambio di guida tecnica con l’arrivo di José Perlas.

  • Il fattore Perlas: Fognini conosce bene lo spagnolo (suo ex coach) e sostiene che insieme a Tartarini sia l’uomo giusto per far scattare quel “clic” mentale necessario a Lorenzo per stabilizzarsi tra i primi cinque al mondo.
  • Jannik e Nole: Sulle recenti battute d’arresto di Sinner contro Djokovic, Fabio predica calma. “Jannik ricomincerà da zero, non facciamo drammi per una sconfitta contro il più forte della storia”.

Non solo tennis: la trasformazione di Fabio

Dopo l’esperienza televisiva a “Ballando con le Stelle”, dove ha perso ben 6kg, Fognini si dice rigenerato. Mostrare un lato umano e meno “fumantino” era il suo obiettivo principale, ma la racchetta resta la sua priorità. Nonostante i 38 anni all’orizzonte, il tennis scorre ancora forte nelle sue vene, tra il ruolo di spettatore attento e quello di giocatore mai domo.

Redazione
Author: Redazione

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