Berrettini a Montecarlo, la missione risalita: "Non mi sento inferiore a nessuno"

Matteo Berrettini torna sulla terra rossa del Rolex Monte-Carlo Masters 2026 con il fuoco negli occhi e una classifica che non rende giustizia al suo valore. Il romano, attualmente ai margini della Top 100, affronta una settimana cruciale: i punti in palio nel Principato sono ossigeno puro per garantire l’accesso diretto al tabellone del Roland Garros senza dover dipendere dai ritiri altrui.

Nonostante le cicatrici degli infortuni e una carta d’identità che segna quasi 30 anni, Matteo ha confessato alla Gazzetta dello Sport di non aver perso un briciolo di ambizione: “L’ego del campione a volte ti fa dubitare, ma so cosa ho fatto in passato. Devo solo avere pazienza, una qualità che sto imparando con l’età”.

La cura Enqvist: un team da “Top Player”

Per dare la caccia ai vertici del ranking, Berrettini ha rivoluzionato il suo angolo seguendo il modello che ha portato al successo altri grandi azzurri. La guida tecnica è ora affidata a un “supercoach” del calibro di Thomas Enqvist, affiancato da Alessandro Bega.

  • Il fattore svedese: L’esperienza di Enqvist (ex n. 4 del mondo) è fondamentale per gestire la pressione dei grandi palcoscenici e affinare le scelte tattiche nei momenti caldi del match.
  • Serenità e Prospettiva: “Abbiamo costruito il team ideale”, spiega Matteo. “Ora mi alleno felice e guardiamo tutti verso lo stesso orizzonte: tornare competitivi ai massimi livelli”.

L’identikit tecnico: cosa manca per il ritorno al top?

Se in allenamento i segnali sono eccellenti, il campo da torneo richiede ancora quell’ultimo step per ritrovare la versione “Hammer” dei giorni migliori. Berrettini è stato molto onesto nell’analizzare le sue lacune attuali.

Focus Tecnico: La ricerca della continuità aggressiva

Per tornare a battere i giganti del circuito (come il possibile avversario di secondo turno, Daniil Medvedev), Matteo deve lavorare su tre punti chiave:

  1. Tenuta dell’intensità: Nei tornei americani l’aggressività è stata ottima, ma a sprazzi. Sulla terra battuta, dove il punto va costruito con più pazienza, non può permettersi cali di tensione nel comando dello scambio.
  2. Il “muro” del rovescio: Contro regolaristi come Roberto Bautista Agut (suo avversario odierno), il rovescio in back deve tornare a essere un’arma difensiva che rallenta il gioco, permettendogli di girarsi sul diritto senza subire troppo campo.
  3. Gestione dei momenti di stanca: La sfida è trasformare la saggezza tattica in continuità di risultati. “Non mi sento inferiore a nessuno”, ribadisce Matteo, sottolineando come il suo picco di gioco sia ancora da vertice mondiale.

Il “Padrino” del tennis italiano

Oltre al campo, Berrettini sta abbracciando un nuovo ruolo: quello di mentore per la Next Gen azzurra. Ha rivelato di aver ricevuto una chiamata da Lorenzo Musetti dopo Indian Wells, desideroso di consigli su come gestire il rientro post-infortunio. “Mi fa piacere che i più giovani mi considerino un punto di riferimento. Se non so io come si torna da un infortunio, con tutto quello che ho passato…”, ha scherzato il romano.


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Domanda per la community: Secondo voi, l’innesto di Thomas Enqvist nel box di Matteo sarà la chiave definitiva per rivederlo stabilmente tra i primi 20 del mondo entro la fine dell’anno? Scrivetelo nei commenti! 👇🎾

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